Patto di stabilità, sbloccati dalla Regione circa 1mln e 800mila euro per dare ossigeno ai comuni reggiani”
Nell’ ambito del patto di stabilità regionale, la Regione Emilia-Romagna ha sbloccato altri 21 milioni di euro che potranno essere impiegati dalle amministrazioni locali per pagare i fornitori, dei quali 1.780.822,27 euro saranno sbloccati per i comuni reggiani.
Grazie alla delibera approvata dalla Giunta sono stati concessi al territorio di Reggio Emilia quasi 1 mln e 800mila euro. Per 27 comuni si tratta di un po’ di ossigeno: con risorse proprie, che altrimenti sarebbero rimaste bloccate ed inutilizzabili, gli enti locali potranno pagare fornitori e investimenti, e in questa maniera sosterranno il lavoro e le imprese, messe a durissima prova dalla crisi che stiamo vivendo. Solo per il Comune di Reggio Emilia sono stati sbloccati circa 833.730,60 euro.
La crisi economica ha imposto un atteggiamento di rigore ma occorre che il rigore sia accompagnato da provvedimenti concreti in favore della crescita del nostro territorio provinciale e regionale. La Regione dimostra ancora una volta di essere a fianco degli enti locali, per valorizzare il loro lavoro.
Di seguito il dettaglio delle risorse sbloccate per i singoli Comuni di Reggio Emilia
Comune di Albinea 27.913,65
Comune di Bagnolo in Piano 20.633,29
Comune di Bibbiano 15.338,31
Comune di Boretto 19.209,16
Comune di Brescello 29.398,42
Comune di Cadelbosco di Sopra 15.120,19
Comune di Campagnola Emilia 22.925,04
Comune di Campegine 6.127,27
Comune di Casalgrande 83.152,94
Comune di Castelnovo di Sotto 4.434,13
Comune di Castelnovo ne’ Monti 39.020,63
Comune di Cavriago 4.825,64
Comune di Fabbrico 6.990,64
Comune di Gattatico 12.720,56
Comune di Gualtieri 31.468,84
Comune di Guastalla 43.781,62
Comune di Luzzara 72.758,21
Comune di Montecchio Emilia 43.681,79
Comune di Novellara 58.384,57
Comune di Poviglio 28.808,64
Comune di Quattro Castella 92.099,67
Comune di Reggio nell’Emilia 833.730,60
Comune di Rio Saliceto 10.764,96
Comune di Rubiera 35.320,63
Comune di San Polo d’Enza 6.385,68
Comune di Sant’Ilario d’Enza 41.994,61
Comune di Scandiano 173.832,58
Totale 1.780.822,27
Bella ciao, la canzone che dovrebbe essere di tutti
L’improvvisa notorietà nazionale del mio piccolo intervento su “Bella Ciao” mi ha stupito.
Certo la lettura che ne da Il Giornale non può essere condivisibile: per me – per noi – il fatto che “Bella Ciao” sia un canto che ha unito tutte le voci e le energie della lotta di liberazione, che provenga da un canto di lavoro delle mondine, che la melodia del ritornello sia stato incisa da un musicista yiddish emigrato dalla Russia a New York a inizio ’900 e quindi portato in Italia da qualche emigrante di ritorno, sono tutti aspetti che ce la fanno amare di più.
Lavoro, fusione e confusione di popoli e di culture, unità sono tutte caratteristiche positive, (ed estremamente attuali) come ci insegna la storia e non solo quella degli umili.
Ad altri, evidentemente, questo non piace. A me non piace Apicella.
Allego il link che Emanuele Cavallaro mi ha taggato sulla Ziganoff Jazzmer Band
http://www.youtube.com/watch?v=mRXBKFHgMA0
Bella ciao, la storia della canzone
Bella Ciao è diventato l’inno “ufficiale” della Resistenza solo vent’anni dopo la fine della guerra, proprio perché il suo testo era in grado di riunire tutto il Paese in una sola canzone.
Gli storici della musica riportano infatti che la diffusione prima del 1945 tra le fila dei partigiani era limitata ad alcuni gruppi tra Bologna e Modena, mentre oggi si direbbe il “ singolo più venduto” tra le file dei partigiani era “Fischia il vento”, che – come è noto – nel testo ha riferimenti diciamo “politici” molto più diretti ed è tra l’altro composta sulla melodia di Katiuscia, canzone sovietica del 1938.
Bella Ciao è quindi diventata un simbolo proprio perché sapeva essere una canzone “di tutti”: ma la sua storia è ancora più intrigante ed intricata.
Ecco alcuni dei passaggi fondamentali di questa canzone.
Prima di tutto, le mondine cantavano quella melodia ben prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, quindi un canto di lavoro. Ma l’origine scoperta è ancora più remota.
Un ritrovamento ha dimostrato che la melodia di Bella Ciao è stata incisa negli Stati Uniti da un fisarmonicista tzigano cristiano di origini russe ed ebraiche un certo Ziganoff – addirittura nel 1919.Una melodia che appartiene dunque alla cultura yiddish. Ed in effetti se pensate al ritmo è probabilmente quello.La storia di Bella ciao è dunque la storia di un popolo. Una storia di emigrazione. La melodia viene da New York, da dove probabilmente qualche italiano l’ha riportata a casa.
Il testo è cresciuto nelle risaie prima della guerra. Modificato per i partigiani. Cantato da tutti solo vent’anni dopo il ’45. E’ un canto che appartiene a tutti gli italiani che hanno attraversato, con la storia delle loro famiglie, almeno una di queste tappe.Ed assomiglia davvero tanto al 25 Aprile.
DICHIARAZIONE DI MARCO BARBIERI SU SENTENZA CASSAZIONE
E’ con soddisfazione che comunico che anche la suprema Corte di Cassazione si è espressa a favore della mia elezione in Consiglio Regionale, rigettando il ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello di Bologna.
Desidero ancora una volta ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini nella battaglia elettorale – prima – e legale poi.
Tutti i 7424 reggiani che hanno scritto “Barbieri” sulla scheda dimostrandomi la loro fiducia. Ringrazio il mio avvocato romano il prof. Diego Vaiano, e lo studio Valeriani-Volta di Reggio Emilia che hanno visto da subito da che parte era la verità. Perché di verità oggi – dopo il giudizio definitivo – si deve parlare.
Non posso fare a meno di esprimere un certo rammarico per i due anni che ci sono voluti per giungere alla conclusione di questa vicenda. Rimango convinto che la questione si potesse risolvere nei luoghi politici deputati all’autotutela ed alla cura delle liste presentate.
Se davvero l’Italia che vogliamo ricostruire è quella dove le istituzioni hanno il ruolo che la democrazia ela Costituzioneassegna loro, esse devono essere al di sopra di ogni sospetto e di ogni dubbio. Per questo ho intrapreso questa battaglia in prima persona, senza infingimenti.
Oggi credo di avere invece l’orgoglio e la libertà di poter rappresentare i miei elettori con piena legittimità, senza dovere niente a nessuno. E sono orgoglioso di farlo in un partito che si è dimostrato pronto ad accogliere le sentenze in mio favore.
A maggior ragione, oggi, voglio contribuire all’attività del Consiglio Regionale e del Partito Democratico con più vigore ed energia. Chi mi conosce sa che in questi mesi di attesa ho sempre tenuto un atteggiamento quasi defilato, pur partecipando a tante iniziative sul territorio, senza mai mancare agli impegni delle Commissioni e dell’Assemblea regionale.
Ho lavorato con la serietà e la sobrietà di chi ancora attende un ultimo grado di giudizio. Ero, come si direbbe in forma dialettale, “in prestito”. Oggi non lo sono più. Eppure credo che questa esperienza serva a tutti coloro che hanno responsabilità politiche. Lavorare con una spada di Damocle sulla testa serve a comprendere i propri limiti. Serve a non sentirsi “sicuri”, lieti di ciò che si riesce a fare per gli altri, per la propria comunità, senza pensare al dopo. A cosa farò. Non esistono posizioni acquisite. Esiste un Paese da ricostruire nelle sua fondamenta.
Con questa consapevolezza, da oggi mi rimetterò al lavoro “cambiando marcia”, non più “in prestito” per colpa di un ricorso, ma sotto la spada delle responsabilità che gli elettori mi hanno consegnato.
Risoluzione sul diritto di accesso ai dati e in particolare sull’elaborazione di linee guida in materia di “Open Data”
Bologna lì, 17 gennaio 2012
Al Presidente
dell’Assemblea Legislativa
Matteo Richetti
Sede
Risoluzione
L’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna
Premesso che
la Direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea recita, nei suoi capisaldi, che:
1. le informazioni del settore pubblico sono “un’importante materia prima per i prodotti e i servizi imperniati sui contenuti digitali” da riutilizzare per “sfruttarne il potenziale e contribuire alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro”;
2. gli Enti pubblici hanno il compito di favorire il riuso e rendere disponibili i documenti attraverso indici on line e licenze standard;
3. sono soggetti a riuso solo documenti e informazioni privi di vincoli: sono esclusi dall’applicazione della Direttiva i documenti su cui terzi detengono diritti di proprietà intellettuale, i documenti sottratti al diritto di accesso ai sensi della normativa nazionale (legge 241/1990), nonché i documenti in possesso di emittenti di servizio pubblico, istituti d’istruzione e di ricerca, musei, biblioteche, archivi e altri enti culturali.
la Direttiva disciplina, inoltre, il riutilizzo dei dati indicando che:
● i documenti devono essere messi a disposizione possibilmente per via elettronica;
● le richieste di riutilizzo devono essere soddisfatte, in linea di massima, entro 20 giorni;
● i documenti devono essere messi a disposizione nel formato e nella lingua originale: gli Enti non hanno l’obbligo di adeguarli o di crearne di nuovi per soddisfare la richiesta;
● gli Enti pubblici possono richiedere un compenso in denaro: in questo caso hanno l’obbligo di fissare e pubblicare le tariffe che non devono superare i costi di raccolta, produzione, riproduzione e diffusione dei documenti richiesti, maggiorati di un congruo utile sugli investimenti;
● gli Enti pubblici possono autorizzare il riutilizzo incondizionato di documenti oppure vincolarlo a determinate condizioni: in questo caso devono predisporre e diffondere licenze standard;
● le condizioni fissate non devono comportare discriminazioni per le categorie destinatarie del riuso: i documenti devono essere a disposizione di tutti gli operatori potenzialmente presenti sul mercato;
● sono possibili licenze con diritti esclusivi, rese pubbliche, soggette a riesame periodico e con scadenza periodica, solo per l’erogazione di servizi d’interesse pubblico.
L’attuazione italiana della direttiva comunitaria è avvenuta con il Decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, pubblicato nella G.U. del 14 febbraio 2006, n. 37. Il provvedimento è stato predisposto dal Ministro per le politiche comunitarie e da quello per l’innovazione e le tecnologie, in accordo con i dicasteri degli Affari Esteri, Giustizia, Economia e Finanze, Funzione pubblica.
il “Codice dell’Amministrazione Digitale” di cui al Decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 prevede, tra l’altro, che:
● i dati delle pubbliche amministrazioni siano formati, raccolti, conservati, resi disponibili e accessibili con l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che ne consentano la fruizione e riutilizzazione, alle condizioni fissate dall’ordinamento, da parte delle altre pubbliche amministrazioni e dai privati; restano salvi i limiti alla conoscibilità dei dati previsti dalle leggi e dai regolamenti, le norme in materia di protezione dei dati personali ed il rispetto della normativa comunitaria in materia di riutilizzo delle informazioni del settore pubblico (Art. 50, comma 1);
● i dati pubblici contenuti nei siti delle pubbliche amministrazioni siano fruibili in rete gratuitamente e senza necessità di identificazione informatica (art. 54, comma 3).
Considerato che
l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato in data 27 luglio 2011 le Linee Guida al Piano Telematico dell’Emilia-Romagna 2011-2013 in cui sono riconosciuti nuovi diritti di cittadinanza digitale tra cui il “Diritto di accesso ai dati”. In particolare si specifica che: “Il libero accesso ai dati (Open Data) nella pubblica amministrazione denota un approccio degli enti pubblici che predilige l’apertura e la trasparenza mettendo i cittadini nella condizioni di valutare l’operato delle amministrazioni. L’Open data oltre a sottolineare una volontà strategico-politica di apertura e trasparenza delle scelte e, in particolare, dell’impiego delle risorse pubbliche a disposizione del “Governo” si muove dalla convinzione che i dati in possesso delle Pubbliche Amministrazioni siano un patrimonio che può essere proficuamente messo a valore anche e soprattutto dalle imprese di cui in questo modo la Pubblica Amministrazione diventa fornitore di una materia prima rara, la “conoscenza”.
l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna ha inoltre approvato la Legge Regionale 7 dicembre 2011 n. 18 a titolo “Misure per l’attuazione degli obiettivi di semplificazione del sistema amministrativo regionale e locale” con la quale si persegue la più ampia informatizzazione dei procedimenti e la realizzazione di un sistema di interoperabilità, quale riflesso dell’unicità dell’azione amministrativa, nel tentativo di valorizzare lo sviluppo degli strumenti informatici e di interconnessione fra le amministrazioni pubbliche operanti nel territorio regionale, anche al fine di favorire processi di dematerializzazione.
la Giunta della Regione Emilia-Romagna ha approvato con delibera n. 1587 del 07 novembre 2011 il Programma Operativo 2011 del Piano Telematico dell’Emilia-Romagna con quale è stata data concretezza agli obiettivi strategici enunciati nelle Linee Guida consolidando le azioni intraprese e future in un progetto operativo sottoposto a monitoraggio e valutazione. Il Programma operativo descrive in questo modo gli obiettivi dell’intervento in ambito “Open Data”:
● la pubblicazione dei dati detenuti dalla Regione Emilia-Romagna e degli enti locali della regione, in formato aperto e opportunamente licenziati, questo anche attraverso la realizzazione del portale dati.emilia-romagna.it. Il portale vuole essere il punto di pubblicazione e di riferimento degli open data della Regione Emilia-Romagna ed è anche a disposizione degli enti della regione in ottica di azione a dimensione territoriale;
● la predisposizione e diffusione di linee guida relative al riutilizzo del patrimonio informativo della Regione Emilia-Romagna e di riferimento anche per gli EELL del territorio;
● il massimo “riutilizzo” dei dati attraverso attività di coinvolgimento e cooperazione con potenziali ed effettivi utilizzatori di dati pubblici.
in data 14 ottobre 2011 è stato pubblicato on line il portale regionale dati.emilia-romagna.it sul quale oggi sono disponibili oltre dieci basi dati di proprietà della Regione Emilia-Romagna licenziate con licenze “Open Data”.
Rilevato inoltre che
la Regione Emilia-Romagna sviluppa la propria strategia “Open Data” in collaborazione e coordinamento con la Regione Piemonte, in ragione di un accordo per il riuso dei componenti tecnologici del portale e per la loro evoluzione congiunta in ottica di pubblicazione di linked data e di “federazione” con analoghi punti di pubblicazione di dati pubblici sia a livello locale che nazionale e internazionale. Tale accordo permette anche un proficuo scambio, in ottica di reciproco supporto, di informazioni e esperienze per quel che riguarda aspetti organizzativi e regolamentari attinenti.
la Regione Emilia-Romagna partecipa inoltre attivamente al progetto interregionale del CISIS “Open Data Italia” (ODI), che vede il coinvolgimento di numerose Regioni italiane.
la Regione è partner nella proposta di un progetto europeo sui temi degli open data, denominato “HOMER – Harmonising Open Data in the Mediterranean through Better Access and Reuse of Public Sector Information”, presentata al recente bando della linea di finanziamento MED della Commissione Europea; tale progetto vede la partecipazione, oltre a diversi partner di paesi dell’area mediterranea, delle Regioni Piemonte, Sardegna, Veneto.
il Governo Italiano, ed in particolare il Ministro Brunetta, il 18 ottobre 2011 ha promosso una strategia nazionale in materia di open data dando vita al portale nazionale dati.gov.it.
la Commissione Europea il 12 dicembre 2011 ha presentato un strategia sui dati aperti per l’Europa che dovrebbe dare un contributo all’economia europea quantificabile in 40 miliardi di euro all’anno. Le pubbliche amministrazioni europee sono sedute su una miniera d’oro dalle potenzialità economiche non valorizzate: il corposo volume di informazioni raccolte da numerosi servizi e autorità pubblici. Stati membri quali il Regno Unito e la Francia hanno già cominciato a sfruttare tali potenzialità. La strategia per fare sì che ciò avvenga a livello paneuropeo segue tre direttrici: in primo luogo la Commissione darà l’esempio, mettendo gratuitamente a disposizione del pubblico il suo patrimonio di informazioni grazie a un nuovo portale di dati. In secondo luogo saranno create in tutta l’Unione condizioni eque di concorrenza in materia di accessibilità dei dati. Queste misure, infine, saranno sostenute da una dotazione di 100 milioni di euro da erogare nel periodo 2011-2013 per finanziare la ricerca volta a migliorare le tecnologie di gestione dei dati. La vicepresidente della Commissione Neelie Kroes ha dichiarato: “Oggi inviamo un forte segnale alle amministrazioni: i dati in vostro possesso aumenteranno di valore se messi a disposizione del pubblico. Quindi, cominciate a diffonderli fin d’ora, utilizzando il quadro elaborato dalla Commissione per unirvi ad altri leader intelligenti che hanno già cominciato a sfruttare le potenzialità dei dati aperti. I contribuenti hanno già pagato per queste informazioni: il minimo che possiamo fare è quindi di restituirle a chi le vuole utilizzare in modo innovativo per aiutare le persone, creare posti di lavoro e stimolare la crescita”.
Tutto ciò premesso e considerato
Impegna la Giunta
a promuovere in tempi contenuti l’elaborazione e approvazione di Linee Guida in materia di “Open Data” che definiscano criteri e regole che dovranno essere seguite dai diversi settori e direzioni della Regione;
a definire e adottare gli opportuni interventi, anche di natura organizzativa e gestionale, gli atti ed i provvedimenti amministrativi necessari ovvero specifiche norme, anche di modifica di preesistenti discipline legislative, al fine di garantire la massima apertura e messa a disposizione delle informazioni pubbliche detenute dalle Pubbliche Amministrazioni regionali, nel rispetto delle leggi vigenti, identificando criteri guida e livelli di garanzia per i privati cittadini, le imprese ed il terzo settore che scelgano di utilizzare i dati pubblici resi disponibili dalle PA;
ad intraprendere azioni concrete nei confronti degli EELL regionali, ma anche delle società partecipate e degli operatori economici affinchè l’Open Data diventi la regola con cui i dati detenuti dalle organizzazioni pubbliche (e non) vengono raccolti, trattati e mantenuti;
ad intraprendere azioni concrete verso il coinvolgimento delle comunità potenziali di utilizzatori professionali e non di dati con particolare attenzione alle fasce più giovani rappresentate da studenti universitari e di scuole secondarie di secondo grado.
Casadei
Barbieri
Monari
Costi
Piva
Vecchi
Mumolo
Ferrari
Riva
Tibet: approvata all’unanimità la risoluzione che sollecita un passo formale per interrompere le violenze nei confronti della popolazione tibetana
Sono molto soddisfatto che l’Assemblea Legislativa abbia oggi approvato all’unanimità la risoluzione che affronta il delicato tema della situazione tibetana e della quale riporto di seguito il testo
Risoluzione urgente
L’Assemblea Legislativa
Visto
Il voto unanime da parte della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati alla risoluzione n. 7-00763 relativa alla repressione della popolazione tibetana che così si esprime:
mentre in tutta la Repubblica Popolare Cinese avvenivano le celebrazioni per il capodanno, i giorni 23 e 24 gennaio le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato nei confronti di centinaia di tibetani che protestavano in modo pacifico nei centri di Drakgo, Serthat, Ngaba, Gyarong, con un bilancio di sei tibetani uccisi e secondo notizie di stampa oltre sessanta feriti, alcuni in modo grave;
a questi episodi si aggiungono le molte e tragiche auto-immolazioni che si sono succedute in questi mesi di monaci tibetani per protestare nei confronti del regime della Repubblica Popolare Cinese che persiste nel negare alla minoranza tibetana i suoi diritti fondamentali;
sono sedici i monaci e le monache che si sono dati fuoco a partire dal marzo del 2011, di cui quattro nel solo mese di gennaio del 2012;
tali episodi testimoniano la disperazione estrema in cui vivono i religiosi tibetani ai quali viene sistematicamente negato il diritto di professare liberamente il proprio credo;
dopo più di sessant’anni dall’occupazione militare del Tibet nel 1959, il Governo della Repubblica Popolare Cinese ha praticato una politica di assimilazione forzata e di marginalizzazione del Tibet;
i diritti umani fondamentali sono sistematicamente negati per i tibetani: non è concessa alcuna libertà politica, la lingua e la cultura tibetana sono progressivamente assimilate, non vi è libertà religiosa e il solo possedere un’immagine del Dalai Lama è considerato un reato, i tibetani sono sistematicamente marginalizzati nelle attività economiche e nell’accesso all’istruzione;
il Tibet è dal2008, l’anno dell’ultima e diffusa rivolta popolare tibetana, praticamente inaccessibile al turismo straniero e nell’intera regione è applicata una non dichiarata legge marziale,
Considerato
Che il 10 marzo ricorre il cinquantatreesimo anniversario dell’insurrezione di Lhasa, capitale tibetana, contro l’occupazione cinese;
impegna la Giunta
a sollecitare il Governo, nel quadro dell’imminente Vertice UE-Cina, ad un passo formale affinché nella Repubblica Popolare Cinese vengano immediatamente interrotte le violenze nei confronti della popolazione e dei religiosi tibetani e che si crei nelle aree popolate dalla minoranza tibetana un clima di dialogo e tolleranza;
a chiedere la ripresa del dialogo fra il Governo della Repubblica Popolare Cinese e gli inviati del Dalai Lama, finalizzato all’individuazione di una soluzione condivisa, in grado di permettere alla comunità tibetana in Cina di poter godere di una genuina autonomia e
di riaprire il Tibet al mondo esterno permettendo un accesso libero e senza condizioni ai media internazionali;
a sollecitare, attraverso le istanze dedicate delle Nazioni Unite, in particolare l’Alto Commissariato per i diritti umani e il Consiglio per i diritti umani, un’azione di monitoraggio sulla situazione del rispetto dei diritti umani in Tibet;
a promuovere iniziative di sensibilizzazione e simboliche e di valutare il sostegno a proposte politico–culturali volte a mantenere alta l’attenzione su questo tema.
Marco Barbieri (PD)
Marco Monari (PD)
Luciano Vecchi (PD)
Gian Guido Naldi(Sel – Verdi)
Liana Barbati (Idv)
Monica Donini(Fds)
Luigi Giuseppe Villani(PDL)
Andrea De Franceschi (mov5 stelle)
Silvia Noè (UDC)
Mauro Manfredini(Lega Nord)
Tiziano Alessandrini(PD)
Roberto Piva(PD)
Palma Costi(PD)
Roberto Montanari(PD)




