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Feste dell’Unità: guardiamo avanti e non rimpiangiamo il passato

 

In questo periodo non ho lesinato nel riconoscere i meriti di Matteo Renzi rispetto agli straordinari risultati elettorali del Pd; proprio per questo mi permetto con più libertà di dissentire sulla proposta che ai più apparirà marginale, ma che non condivido per il suo valore simbolico.

Capisco bene che il “ritorno” generalizzato alla denominazione “Festa dell’Unità” porti in sé una motivazione positiva, quella cioè di tranquillizzare un elettorato tradizionale di sinistra per il quale le feste hanno avuto un forte valore simbolico e per i tanti che volontariamente si sono dedicati alla buona riuscita di queste manifestazioni.

Non condivido, però, quest’idea per diversi motivi.

Il PD è e deve essere un Partito nuovo rispetto alle esperienze precedenti. Per questo non può essere rappresentato da vessilli passati. Idee, simboli, bandiere fanno parte del nostro pantheon collettivo, ma non possono interpretare loro il soggetto nuovo; come è ovvio, dunque, che non possiamo usare bandiere rosse o querce e scudi crociati per definire il PD, nello stesso modo non si può scegliere tra feste dell’unità e dell’amicizia.

Se non mi convince, quindi, la dizione “Festa dell’Unità” mi convince ancora meno il verbo “tornare”alle Feste dell’Unità perché ad esempio io lì non c’ero, tornare porta in sé la nostalgia del passato e non costruisce futuro.

Storicamente, in alcune realtà dove l’ex PC vantava maggiore peso e rappresentanza sociale, l’idea che la Festa non dovesse essere semplicemente la Festa di una parte, di una nicchia più o meno grande, era stata già superata con lungimiranza, come ad esempio nel mio territorio.

La Festa provinciale di Reggio Emilia è stata denominata FestaReggio, quasi fosse La Festa, la Sagra di un territorio e cioè di un Partito che non si sente semplicemente parte, ma che svolge il ruolo di country party, cioè un Partito di un Paese, di un territorio.

Pur provenendo da un’altra esperienza, sono sempre stato affascinato dai tanti volontari, dalla coesione e dall’ineccepibile organizzazione che hanno espresso le Feste dell’Unità.

Proprio per il rispetto verso questa storia, penso serva una seria riflessione storico – culturale sull’esperienza politica della sinistra italiana, capace di capirne le potenzialità ed i limiti. Ritengo pertanto che non ci si possa e non ci si debba accontentare di fare belle feste e richiamarle Feste dell’Unità: l’ambizione di tutto il PD sta nel costruire una Politica nuova e non nel rimpiangere il passato.

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